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Imprenditoria straniera

Legge bossi-fini Ignorata l'imprenditoria straniera

Questo concentrarsi della nuova legge sul lavoro subordinato apre peraltro un discorso su quanto sia parziale ed obsoleta la visione del problema dell'immigrazione da parte dei nostri governanti (di oggi e di ieri).. La società italiana è ormai da tempo multietnica, ogni anno si celebrano quasi quindicimila matrimoni misti (in una città come Reggio Emilia il 14% dei matrimoni viene celebrato tra coppie miste), gli immigrati sono apprezzati non solo perché sono disponibili a fare i lavori più ingrati , ma anche perché, grazie alla loro intelligenza. iniziativa e cultura (vi è una forte percentuale di laureati che arriva a circa il 20%)) creano nuovo lavoro. Nonostante la tendenza ad utilizzare gli stranieri in Italia solo come manodopera a basso costo, cresce il numero degli extracomunitari che diventano imprenditori. Secondo una recente ricerca (a cura della Cgia di Mestre) sarebbero ben 184 mila (di cui 47 mila donne) pari a circa il 10% di tutta la forza lavoro straniera, gli extracomunitari alla guida di aziende nel nostro paese. Vi sono poi i lavoratori autonomi, gli artigiani, i musicisti, le partite iva. Vi è tutta quella rete di "nuovi lavori" dai quali gli immigrati non sono affatto estranei e che in Italia come negli altri paesi europei sono in continua crescita essendo considerati una risorsa per l'occupazione.

La nuova legge invece ignora tutto questo, dando per scontato che in Italia per gli immigrati non vi siano possibilità di sopravvivenza diverse dalla sottoposizione ad un datore di lavoro. Solo incidentalmente nella legge si parla di lavoro autonomo(art.26), per precisare che il visto d'ingresso in Italia per lavoro autonomo, nei limiti numerici dei flussi previsti(e il successivo decreto 15.10.2002 ne prevede 2000), è rilasciato dalla rappresentanza diplomatica dopo l'accertamento della sussistenza dei requisiti per svolgere tale attività.

In base a tali norme, uno straniero già in Italia, con permesso temporaneo per turismo o per studio, qualora decida,. avendone le possibilità, di intraprendere un lavoro autonomo dovrebbe uscire dal paese per ottenere dall'Autorità diplomatica il visto d'ingresso sempre che sia così fortunato da vincere la lotteria dei flussi annuali.

I nuovi lavori, la nuove professioni, l'autonomia, tutta quella articolazione di partite Iva, di indipendenza , di capacità imprenditoriale, di nuove attività commerciali, di telelavoro, considerata perno della libera iniziativa, del liberismo, della concorrenza, tutto questo non solo non viene incentivato, ma viene contraddittoriamente scoraggiato. Introducendo una normativa punitiva, di un formalismo arcaico, al solo scopo di rendere difficile se non impossibile il soggiorno in Italia, e comunque di favorire la sopravvivenza di una massa di lavoratori non qualificata e ricattabile, strumentale all'abbassamento del costo del lavoro.

 

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